Greenpeace Italiano - Sobre os GMOs
Abaixo um artigo do Greenpeace Italiano, o qual é contrário aos GMO e por sua exposição faz campanha para que haja melhor conhecimento sobre a origem da soja exportada para a Europa.
Trata-se de um artigo que expõe a opinião de parte do pensamento dominante na sociedade do velho continente. O Blog Alimentrace expõe o conteúdo sem necessáriamente tomar partido na discussão. Interessa ao Blog o debate e as tendências de consumo para esse outro ítem importante da pauta de exportação brasileira.
GREENPEACE ITALIA Viale Manlio Gelsomini 28 00153 Roma Tel 06 5729991 Fax 06 5783531 email: dice la pubblicità, ma c’è anche molta soia e questa soia è
OGM
Riassunto delle puntate precedenti....
Greenpeace, a partire dallo scorso anno, ha cominciato a chiedere ad AIA di esplicitare la propria posizione rispetto all'utilizzo di OGM, con particolare riferimento ai mangimi utilizzati nell'alimentazione del bestiame. Ad aprile 2002 abbiamo rinnovato tale richiesta, estesa a tutti i principali attori dell'industria agroalimentare, con il fine di realizzare la guida "Come difendersi dagli OGM" che illustra in modo analitico i prodotti per i quali si è fatto ricorso, o meno, a OGM nel corso del processo produttivo. Alla prima lettera inviata ad AIA sono seguiti due successivi solleciti che sono rimasti, ancora una volta, senza risposta.Lo scorso giugno Greenpeace ha provveduto ad inviare all'azienda copia della guida "Come difendersi dagli OGM" nella quale i prodotti AIA risultano in "lista rossa" (ovvero la lista di prodotti per i quali il produttore non garantisce l'esclusione di OGM da tutta la filiera produttiva).Finalmente, con lettera datata 29 agosto, AIA accenna ad una prima risposta. Nella persona del Responsabile Assicurazione Qualità, AIA scrive a Greenpeace precisando che: "Per quanto riguarda l'alimentazione animale, l'attuale normativa comunitaria non prevede nessun obbligo di etichettatura e/o limite soglia relativamente alla eventuale presenza di OGM nei mangimi. Tuttavia, interpretando le tendenze alimentari dei consumatori e in relazione alle richieste di alcuni dei nostri clienti della Grande Distribuzione Organizzata, abbiamo da tempo individuato una serie di procedure che ci permettono di offrire anche carni provenienti da animali le cui razioni alimentari sono certificate senza OGM". Cosa significa? Che se lo chiedono grossi clienti (catene di supermercati), vengono forniti prodotti non-OGM (etichettati con il marchio della catena di supermercato), ma se a volere questi prodotti è il comune consumatore, non è la stessa cosa, infatti a tutt'oggi, nessun prodotto a marchio AIA fornisce la stessa garanzia di non utilizzo di mangimi OGM.Greenpeace ha immediatamente risposto ad AIA esplicitando la propria disponibilità a discutere insieme modalità e tempistica per una riconversione della produzione verso l'esclusione degli OGM, ma a questa comunicazione non e' seguita alcuna risposta.All'inizio di ottobre Greenpeace ha bloccato per alcune ore uno dei tanti stabilimenti AIA per sollecitare un impegno dell'azienda verso il non-OGM, ma AIA ha continuato a non volere un dialogo diretto con l'Associazione, trincerandosi dietro un semplice comunicato stampa.L'attività informativa di Greenpeace è comunque proseguita attraverso una serie di iniziative di fronte ai supermercati di molte città in tutta Italia (con etichettatura dei prodotti AIA segnalando il problema OGM nei mangimi), volte ad informare i consumatori, iniziative che proseguiranno se l'azienda si ostinerà a non modificare la politica aziendale nella direzione richiesta dai consumatori.
Gli OGM nell’ambiente e nella catena alimentare
È ormai dimostrato che la diffusione di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) nell'ambiente comporta un impatto negativo sulla biodiversità determinando un inquinamento genetico caratterizzato da totale irreversibilità e imprevedibilità con serie conseguenze sulla salute degli ecosistemi. Considerando che gli OGM sono organismi viventi, capaci di mutarsi, moltiplicarsi, riprodursi come gli altri esseri viventi e continuare a farlo per molte generazioni, questi si possono considerare come bombe a scoppio ritardato.
Per queste ragioni Greenpeace promuove l'applicazione del "principio di precauzione" e si oppone alla dispersione di OGM nell'ambiente.
I consumatori, da parte loro, hanno chiaramente rivendicato il proprio diritto ad alimentarsi di cibi sani e non manipolati geneticamente, tanto che le grandi aziende agroalimentari e le principali catene di supermercati hanno deciso di escludere gli OGM e i loro derivati dai prodotti alimentari. Nonostante questa tendenza sempre più consolidata, le colture transgeniche continuano a entrare nei nostri sistemi alimentari "dalla finestra": l'alimentazione destinata agli animali di allevamento (polli e tacchini, maiali, bovini, pesci). Vero ricettacolo delle colture geneticamente modificate, l'alimentazione zootecnica ne costituisce il principale sbocco economico e senza saperlo né volerlo, i consumatori - che hanno già detto NO agli OGM nel piatto - continuano a consumarli indirettamente per interposto animale.
A tal proposito, è bene ricordare che la diffusione di OGM nell'ambiente presenta pericoli assolutamente identici sia che i raccolti siano destinati all'alimentazione umana che a quella animale.
AIA: dal mangime al pollo, regina del mercato.
AIA, Agricola Italiana Alimentare, è la principale società del Gruppo Veronesi, e il marchio commerciale che contraddistingue il business dei prodotti avicoli. 'VERONESI FINANZIARIA Spa, con sede a Verona, è una società holding che svolge la funzione di società capogruppo del "gruppo Veronesi". La società è controllata dall'omonima famiglia (1), una famiglia proprietaria di una delle principali società agroalimentari italiane che 'opera nei seguenti settori: allevamento, macellazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti avicoli, cunicoli (entrambi con marchio Aia) e suini (marchi Montorsi e Italsalumi), allevamento di bovini, produzione di mangimi (2) fino alla distribuzione del prodotto finito. Oltre ad AIA, il Gruppo possiede altri marchi importanti: Veronesi Mangimi, Montorsi, Faeda Mangimi, Palladio, Cok, Pavo, Ovo Mattino e recenti sono gli accordi per l'acquisizione dei marchi Negroni, Fini ed Invernizzi (3). Il Gruppo ha raggiunto, nel corso del 2001, un fatturato consolidato di 1.543,69 milioni di Euro (+21% rispetto al 2000), con un utile operativo di quasi 38,73 milioni di Euro (4).
Per quanto riguarda la produzione di mangimi, il Gruppo Veronesi è leader del settore con una produzione di 2,3 milioni di tonnellate, che equivalgono al 20.1% del mercato nazionale (5). Già dal 1996, con l'acquisto del Gruppo Pavo, il Gruppo Veronesi si consolida al primo posto a livello nazionale nella produzione di alimentazione animale, raggiungendo il 19.26% del volume del mercato nazionale dei mangimi composti. Il secondo produttore di mangimi, Martini S.p.A., sempre nel 1996, raggiunge appena il 4.93% del volume nazionale(6) , dando una chiara idea della supremazia nel mercato nazionale.
Il ruolo di leader del mercato mangimistico del Gruppo Veronesi è consolidato da molti anni e non è un caso che Giordano Veronesi, Vice Presidente dell'omonimo gruppo, sia anche Presidente Onorario dell'Assalzoo (Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici aderente a Confindustria) dopo averla presieduta dal 1989 al 2001, associazione il cui slogan è 'Perché tutti, noi e gli animali, mangiamo dallo stesso piatto'. Ci compiacciamo dello slogan e ci permettiamo di ricordare che 'noi' consumatori abbiamo a larga maggioranza espresso la volontà di togliere gli OGM dal piatto: è quindi ora di toglierli anche dalla mangiatoia degli animali.
Anche nella produzione delle carni avicole il Gruppo Veronesi è leader in Italia (1.058 milioni di Euro il fatturato, dimostrando che il pollame costituisce il vero core business del gruppo rappresentando circa i due terzi del giro d'affari) e terzo Gruppo avicolo in Europa. 'AIA, la società alimentare del gruppo, ha il 47,4% del mercato dei tacchini e il 29,8% di quello dei polli (7) . Con la produzione di oltre un miliardo e duecento milioni di uova l'anno, il Gruppo Veronesi è primo anche in questo settore(8) . Con Montorsi e l'acquisizione di Negroni, il gruppo primeggia inoltre nel mercato dei salumi e delle carni suine con un fatturato di 377 milioni di euro (9) .
La soia: 63% del transgenico mondiale e principale fonte proteica nella mangimistica
Circa 4 miliardi di polli da carne vengono allevati ogni anno in Europa, contribuendo con 7 milioni di tonnellate alle 55.6 milioni di tonnellate di produzione avicola mondiale. Poco più di un milione di tonnellate di carne avicola è l'ammontare della produzione italiana, suddivisa in circa 700 mila tonnellate di polli e galline, 260 mila tonnellate di tacchini e 75 mila di altre specie avicole (10) .
I polli da carne vengono alimentati fino al raggiungimento di circa 2 kg di peso in circa 8 settimane, un arco di tempo dimezzato rispetto a 30 anni fa, anche grazie a un'alimentazione molto più spinta.
Da quando le farine animali sono state vietate in Europa, la soia ha potenziato il suo ruolo di fonte proteica di riferimento e molta di quella che entra nel nostro continente è geneticamente modificata. Nella dieta animale, la soia non è certo la sola coltura di possibile origine transgenica (fra gli OGM la soia è l'indiscussa regina con il 63% della superficie mondiale(11) ), ma la problematica connessa alle altre colture potenzialmente OGM (in modo particolare il mais) è in Europa di ampiezza nettamente minore in quanto nel nostro continente queste vengono prodotte in grandi quantità o possono provenire da altre regioni non contaminate da OGM. Per questa ragione le maggiori preoccupazioni sulla presenza di mangimi di origine transgenica si concentra sulla soia.
Nell'alimentazione dei polli la soia ricopre un ruolo fondamentale nel coprire il fabbisogno di proteine in modo da soddisfare le esigenze di performance richieste a questi animali. Dal 20 al 40% dell'intera dieta dei polli è infatti costituito di questo ingrediente come indicato in tabella; nei tacchini la soia può rappresentare fino al 30% della dieta.
Ingredienti
Polli a cute gialla (%)
Polli a cute bianca (%)
Mais
40-60
-
Frumento
-
0-20
Sorgo
0-20
20-40
Farina di soia
20-40
20-40
Farina di pesce
0-2
0-2
Olio/grasso
3-5
3-5
Carbonato di calcio
0,5-1
0,5-1
Fosfato bicalcico
0,8-1,2
0,8-1,2
Cloruro di sodio
0,2-0,4
0,2-0,4
Integratore vitaminico-minerale
0,5-1
0,5-1
Metionina
0,6
0,6
Coccidiostatico
fino a 0,013
fino a 0,013
Tratto dal sito http://www.assalzoo.it/assalzoo_ie.html
In Europa è aumentata la diffidenza nei confronti della zootecnia intensiva, penalizzata da gravi emergenze che hanno spesso interessato il settore avicolo: è quanto si è verificato con l’influenza aviare che ha decimato in Italia la popolazione di polli e tacchini o con i "polli alla diossina" in Belgio, quando si è ancora una volta dimostrato, come già avvenuto con la "mucca pazza", che fra lo sviluppo di gravi patologie veterinarie e l’alimentazione degli animali, esiste una relazione molto stretta.
È quindi determinante l’assunzione di responsabilità da parte del mondo zootecnico così come di quello mangimistico: il mercato dell’alimentazione animale in Italia è fortemente concentrato su un ristretto gruppo di aziende, molto integrate lungo la filiera agro-alimentare, cui fa da corollario un insieme di aziende medio-piccole e piccole che operano a vari livelli di specializzazione, dimensione e caratteristiche. Il Gruppo Veronesi è il perfetto esempio di integrazione, con circa l’85% di autoconsumo (secondo i dati del 1996 dell’Antitrust), fornendo alimenti per la propria enorme produzione avicola, cui corrisponde, pertanto, un’analoga elevata capacità di controllo sull’intero processo produttivo, dal mangime al confezionamento del prodotto finito.
Il settore avicolo è quello dove è bene concentrare gli sforzi per fare decollare una transizione rivolta all’eliminazione degli OGM dall’alimentazione animale: è infatti il maggiore ‘consumatore’ di mangimi (vedi tabella), la componente proteica rappresentata dalla soia è assolutamente consistente determinando pertanto enormi valori aggregati nei volumi di soia impiegati, i tempi brevi di produzione permettono di convertire rapidamente i cicli produttivi ‘ripulendoli’ dagli OGM.
TOTALE MANGIMI
COMPOSTI
ANNO 2000 (tonn.)
Per volatili
3.850.000
Per bovini
3.680.000
Per suini
TOTALE COMPLESSIVO*
2.480.000
11.150.000
Fonte: stime Assalzoo
* La quota parte mancante riguarda l’alimentazione di ovini e caprini, pesci e animali da compagnia quali cani e gatti.
Mangimi non-OGM: l’alternativa praticabile e praticata
Le alternative alla soia transgenica esistono: la soia convenzionale (non-OGM) è disponibile in quantità consistenti in Brasile; anche altri Paesi quali l'India e la Tailandia si stanno attrezzando per affrontare le esigenze dei mercati di importazione. Il Brasile esporta attualmente circa 12 milioni di tonnellate di semi di soia e più di 10 milioni di tonnellate di panelli di soia. L'India produce ogni anno più di 5 milioni di tonnellate di semi di soia ed esporta più di 2 milioni di tonnellate di panelli. Tali quantità permetterebbero di soddisfare il mercato italiano, anche nell'ipotesi in cui l'intera U.E. convertisse immediatamente la domanda verso materie prime non-OGM secondo sistemi rigorosamente controllati.
Le aziende che cercano forniture non-OGM di soia si affidano solitamente a sistemi di garanzia e di certificazione che permettono di controllare il percorso delle materie prime o di un prodotto finito, dalla loro origine lungo tutta la catena di trasformazione attraverso un sistema cosiddetto di "tracciabilità". Indipendentemente dalle problematiche generate dagli OGM, tali sistemi rappresentano la base fondamentale della sicurezza alimentare in termini più generali e alcune recenti crisi alimentari avrebbero potuto essere minimizzate o evitate tramite un buon sistema di tracciabilità, il cui costo appare di gran lunga inferiore alle perdite d'immagine della marca e/o al costo di massicci ritiri dei prodotti, senza voler considerare le implicazioni sulla salute.
Il Parlamento Europeo ha votato a luglio 2002 un Regolamento che introduce il principio della tracciabilità e dell'etichettatura dei mangimi che contengono OGM, ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri Agricoli lo scorso 29 novembre, togliendo qualsiasi alibi a quelle industrie, come AIA, che ancora si ostinano a non voler affrontare la questione. Anche la più indifferente delle aziende sarà dunque in condizione di conoscere la natura genetica delle materie prime utilizzate e non ci saranno più scuse se non verranno adottate precise iniziative per escludere gli OGM dal ciclo produttivo.
Greenpeace è da tempo in contatto con le principali compagnie di import/export di derrate agricole per promuovere sistemi e filiere non-OGM: le informazioni di cui Greenpeace dispone mostrano che il sovrapprezzo delle filiere certificate di soia non-OGM resta contenuto: a titolo di esempio, la soia non-OGM certificata con tracciabilità completa non costa che il 4.4% in più della soia non garantita(12) , una lievitazione che si trasferisce in forma impercettibile sul prezzo del prodotto finale che i consumatori devono sostenere e che in alcun modo potrà far lievitare l'onere della spesa per le famiglie o l'inflazione. I produttori zootecnici, AIA in primis, sanno meglio di Greenpeace che la soia non rappresenta che una frazione del costo totale dell'alimentazione animale, che a sua volta non rappresenta che una parte del prezzo del prodotto finito. I 38 milioni di Euro di utili del Gruppo Veronesi potranno assorbire senza alcun problema il lieve aumento del costo di produzione dovuto alla scelta non-OGM.
La fattibilità di questa scelta è dimostrata dallo stesso Gruppo Veronesi, proprietario del marchio AIA, che ha dedicato al non-OGM un impianto mangimistico (su otto) e intere forniture di pollame alimentato senza OGM destinate alla grande distribuzione organizzata, ma non vendute a marchio AIA.
Lo dimostrano in maniera significativa anche le molte aziende che hanno fatto scelte ancora più decise: l'indagine svolta da Greenpeace e pubblicata nella guida "Come difendersi dagli OGM" (disponibile all'URL www.greenpeace.it/ogm) ha reso noto che nel comparto del pollame sono molti i marchi per i quali è stato escluso l'utilizzo di OGM nell'alimentazione del bestiame; di seguito se ne riporta l'elenco aggiornato al 30 settembre 2002.
Almaverde Bio (Fileni)
Gralì (Solagrital)
Amadori: Campese, 10+
La Fattoria di Orogel
Arena Fresco Vegetale (Solagrital)
Molisoro (Solagrital)
Bontà Sicura (Agricola Bionature srl)
Naturama (Esselunga)
Carrefour Filiera Qualità
Naturicchi (Gruppo Sant’Angelo)
Mida (Solagrital)
Pianeta Verde Fileni
Coop
Viversano (Solagrital)
I consumatori hanno quindi notevoli possibilità di scelta, ma sarebbe opportuno che tutti i 20.55 kg pro capite all’anno di carne avicola consumati in Italia (dati 2001) (13) fossero garantiti da pollame nutrito senza OGM.
Greenpeace chiede pertanto ad AIA:
di rispondere alle crescenti richieste del pubblico volte ad ottenere garanzie che i prodotti AIA provengano solo da animali nutriti senza OGM;
di avviare un processo di trasformazione degli impianti mangimistici del Gruppo Veronesi, cui appartiene anche il marchio AIA, al fine di escludere il ricorso e la presenza di OGM.
Greenpeace domanda inoltre ai cittadini:
di esercitare il proprio potere economico rivolgendosi alle aziende del settore avicolo che hanno adottato sistemi di esclusione degli OGM dal processo produttivo;
di sollecitare AIA: chiamando il numero 045 8794111; inviando una lettera a AIA Spa Via S. Antonio 60 - 37036 S. Martino B.A. (VR), o via fax al numero 045 8920810 chiedendo di non usare OGM nelle proprie produzioni. Oppurehttp://act.greenpeace.it/aia, quasi 4000 persone lo hanno già fatto!
NON FARTI DARE DEL POLLO,
SE NON SAI COSA HA MANGIATO!!!
NOTE
1 - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento C3003 - Gruppo Veronesi/Gruppo Pavo, www.agcm.it2 - Ibid.3 - Agrisole 28/6-4/7/20024 - Ibid.5 - Ibid.6 - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento C3003 - Gruppo Veronesi/Gruppo Pavo, www.agcm.it7 - Agrisole 28/6-4/7/20028 - www.aia-spa.it9 - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento C5077 - Veronesi Finanziaria/Pietro Negroni, www.agcm.it10 - www.fieravicola.com/it/visitatori3.html11 - ISAAA, International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications: Rapporto 2001 sulla diffusione delle colture geneticamente modificate nel mondo 12 - Listino prezzi della Bunge UK Limited, 21 settembre 200113 - Unione Nazionale Avicoltori, rapporto annuale
Trata-se de um artigo que expõe a opinião de parte do pensamento dominante na sociedade do velho continente. O Blog Alimentrace expõe o conteúdo sem necessáriamente tomar partido na discussão. Interessa ao Blog o debate e as tendências de consumo para esse outro ítem importante da pauta de exportação brasileira.
GREENPEACE ITALIA Viale Manlio Gelsomini 28 00153 Roma Tel 06 5729991 Fax 06 5783531 email: dice la pubblicità, ma c’è anche molta soia e questa soia è
OGM
Riassunto delle puntate precedenti....
Greenpeace, a partire dallo scorso anno, ha cominciato a chiedere ad AIA di esplicitare la propria posizione rispetto all'utilizzo di OGM, con particolare riferimento ai mangimi utilizzati nell'alimentazione del bestiame. Ad aprile 2002 abbiamo rinnovato tale richiesta, estesa a tutti i principali attori dell'industria agroalimentare, con il fine di realizzare la guida "Come difendersi dagli OGM" che illustra in modo analitico i prodotti per i quali si è fatto ricorso, o meno, a OGM nel corso del processo produttivo. Alla prima lettera inviata ad AIA sono seguiti due successivi solleciti che sono rimasti, ancora una volta, senza risposta.Lo scorso giugno Greenpeace ha provveduto ad inviare all'azienda copia della guida "Come difendersi dagli OGM" nella quale i prodotti AIA risultano in "lista rossa" (ovvero la lista di prodotti per i quali il produttore non garantisce l'esclusione di OGM da tutta la filiera produttiva).Finalmente, con lettera datata 29 agosto, AIA accenna ad una prima risposta. Nella persona del Responsabile Assicurazione Qualità, AIA scrive a Greenpeace precisando che: "Per quanto riguarda l'alimentazione animale, l'attuale normativa comunitaria non prevede nessun obbligo di etichettatura e/o limite soglia relativamente alla eventuale presenza di OGM nei mangimi. Tuttavia, interpretando le tendenze alimentari dei consumatori e in relazione alle richieste di alcuni dei nostri clienti della Grande Distribuzione Organizzata, abbiamo da tempo individuato una serie di procedure che ci permettono di offrire anche carni provenienti da animali le cui razioni alimentari sono certificate senza OGM". Cosa significa? Che se lo chiedono grossi clienti (catene di supermercati), vengono forniti prodotti non-OGM (etichettati con il marchio della catena di supermercato), ma se a volere questi prodotti è il comune consumatore, non è la stessa cosa, infatti a tutt'oggi, nessun prodotto a marchio AIA fornisce la stessa garanzia di non utilizzo di mangimi OGM.Greenpeace ha immediatamente risposto ad AIA esplicitando la propria disponibilità a discutere insieme modalità e tempistica per una riconversione della produzione verso l'esclusione degli OGM, ma a questa comunicazione non e' seguita alcuna risposta.All'inizio di ottobre Greenpeace ha bloccato per alcune ore uno dei tanti stabilimenti AIA per sollecitare un impegno dell'azienda verso il non-OGM, ma AIA ha continuato a non volere un dialogo diretto con l'Associazione, trincerandosi dietro un semplice comunicato stampa.L'attività informativa di Greenpeace è comunque proseguita attraverso una serie di iniziative di fronte ai supermercati di molte città in tutta Italia (con etichettatura dei prodotti AIA segnalando il problema OGM nei mangimi), volte ad informare i consumatori, iniziative che proseguiranno se l'azienda si ostinerà a non modificare la politica aziendale nella direzione richiesta dai consumatori.
Gli OGM nell’ambiente e nella catena alimentare
È ormai dimostrato che la diffusione di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) nell'ambiente comporta un impatto negativo sulla biodiversità determinando un inquinamento genetico caratterizzato da totale irreversibilità e imprevedibilità con serie conseguenze sulla salute degli ecosistemi. Considerando che gli OGM sono organismi viventi, capaci di mutarsi, moltiplicarsi, riprodursi come gli altri esseri viventi e continuare a farlo per molte generazioni, questi si possono considerare come bombe a scoppio ritardato.
Per queste ragioni Greenpeace promuove l'applicazione del "principio di precauzione" e si oppone alla dispersione di OGM nell'ambiente.
I consumatori, da parte loro, hanno chiaramente rivendicato il proprio diritto ad alimentarsi di cibi sani e non manipolati geneticamente, tanto che le grandi aziende agroalimentari e le principali catene di supermercati hanno deciso di escludere gli OGM e i loro derivati dai prodotti alimentari. Nonostante questa tendenza sempre più consolidata, le colture transgeniche continuano a entrare nei nostri sistemi alimentari "dalla finestra": l'alimentazione destinata agli animali di allevamento (polli e tacchini, maiali, bovini, pesci). Vero ricettacolo delle colture geneticamente modificate, l'alimentazione zootecnica ne costituisce il principale sbocco economico e senza saperlo né volerlo, i consumatori - che hanno già detto NO agli OGM nel piatto - continuano a consumarli indirettamente per interposto animale.
A tal proposito, è bene ricordare che la diffusione di OGM nell'ambiente presenta pericoli assolutamente identici sia che i raccolti siano destinati all'alimentazione umana che a quella animale.
AIA: dal mangime al pollo, regina del mercato.
AIA, Agricola Italiana Alimentare, è la principale società del Gruppo Veronesi, e il marchio commerciale che contraddistingue il business dei prodotti avicoli. 'VERONESI FINANZIARIA Spa, con sede a Verona, è una società holding che svolge la funzione di società capogruppo del "gruppo Veronesi". La società è controllata dall'omonima famiglia (1), una famiglia proprietaria di una delle principali società agroalimentari italiane che 'opera nei seguenti settori: allevamento, macellazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti avicoli, cunicoli (entrambi con marchio Aia) e suini (marchi Montorsi e Italsalumi), allevamento di bovini, produzione di mangimi (2) fino alla distribuzione del prodotto finito. Oltre ad AIA, il Gruppo possiede altri marchi importanti: Veronesi Mangimi, Montorsi, Faeda Mangimi, Palladio, Cok, Pavo, Ovo Mattino e recenti sono gli accordi per l'acquisizione dei marchi Negroni, Fini ed Invernizzi (3). Il Gruppo ha raggiunto, nel corso del 2001, un fatturato consolidato di 1.543,69 milioni di Euro (+21% rispetto al 2000), con un utile operativo di quasi 38,73 milioni di Euro (4).
Per quanto riguarda la produzione di mangimi, il Gruppo Veronesi è leader del settore con una produzione di 2,3 milioni di tonnellate, che equivalgono al 20.1% del mercato nazionale (5). Già dal 1996, con l'acquisto del Gruppo Pavo, il Gruppo Veronesi si consolida al primo posto a livello nazionale nella produzione di alimentazione animale, raggiungendo il 19.26% del volume del mercato nazionale dei mangimi composti. Il secondo produttore di mangimi, Martini S.p.A., sempre nel 1996, raggiunge appena il 4.93% del volume nazionale(6) , dando una chiara idea della supremazia nel mercato nazionale.
Il ruolo di leader del mercato mangimistico del Gruppo Veronesi è consolidato da molti anni e non è un caso che Giordano Veronesi, Vice Presidente dell'omonimo gruppo, sia anche Presidente Onorario dell'Assalzoo (Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici aderente a Confindustria) dopo averla presieduta dal 1989 al 2001, associazione il cui slogan è 'Perché tutti, noi e gli animali, mangiamo dallo stesso piatto'. Ci compiacciamo dello slogan e ci permettiamo di ricordare che 'noi' consumatori abbiamo a larga maggioranza espresso la volontà di togliere gli OGM dal piatto: è quindi ora di toglierli anche dalla mangiatoia degli animali.
Anche nella produzione delle carni avicole il Gruppo Veronesi è leader in Italia (1.058 milioni di Euro il fatturato, dimostrando che il pollame costituisce il vero core business del gruppo rappresentando circa i due terzi del giro d'affari) e terzo Gruppo avicolo in Europa. 'AIA, la società alimentare del gruppo, ha il 47,4% del mercato dei tacchini e il 29,8% di quello dei polli (7) . Con la produzione di oltre un miliardo e duecento milioni di uova l'anno, il Gruppo Veronesi è primo anche in questo settore(8) . Con Montorsi e l'acquisizione di Negroni, il gruppo primeggia inoltre nel mercato dei salumi e delle carni suine con un fatturato di 377 milioni di euro (9) .
La soia: 63% del transgenico mondiale e principale fonte proteica nella mangimistica
Circa 4 miliardi di polli da carne vengono allevati ogni anno in Europa, contribuendo con 7 milioni di tonnellate alle 55.6 milioni di tonnellate di produzione avicola mondiale. Poco più di un milione di tonnellate di carne avicola è l'ammontare della produzione italiana, suddivisa in circa 700 mila tonnellate di polli e galline, 260 mila tonnellate di tacchini e 75 mila di altre specie avicole (10) .
I polli da carne vengono alimentati fino al raggiungimento di circa 2 kg di peso in circa 8 settimane, un arco di tempo dimezzato rispetto a 30 anni fa, anche grazie a un'alimentazione molto più spinta.
Da quando le farine animali sono state vietate in Europa, la soia ha potenziato il suo ruolo di fonte proteica di riferimento e molta di quella che entra nel nostro continente è geneticamente modificata. Nella dieta animale, la soia non è certo la sola coltura di possibile origine transgenica (fra gli OGM la soia è l'indiscussa regina con il 63% della superficie mondiale(11) ), ma la problematica connessa alle altre colture potenzialmente OGM (in modo particolare il mais) è in Europa di ampiezza nettamente minore in quanto nel nostro continente queste vengono prodotte in grandi quantità o possono provenire da altre regioni non contaminate da OGM. Per questa ragione le maggiori preoccupazioni sulla presenza di mangimi di origine transgenica si concentra sulla soia.
Nell'alimentazione dei polli la soia ricopre un ruolo fondamentale nel coprire il fabbisogno di proteine in modo da soddisfare le esigenze di performance richieste a questi animali. Dal 20 al 40% dell'intera dieta dei polli è infatti costituito di questo ingrediente come indicato in tabella; nei tacchini la soia può rappresentare fino al 30% della dieta.
Ingredienti
Polli a cute gialla (%)
Polli a cute bianca (%)
Mais
40-60
-
Frumento
-
0-20
Sorgo
0-20
20-40
Farina di soia
20-40
20-40
Farina di pesce
0-2
0-2
Olio/grasso
3-5
3-5
Carbonato di calcio
0,5-1
0,5-1
Fosfato bicalcico
0,8-1,2
0,8-1,2
Cloruro di sodio
0,2-0,4
0,2-0,4
Integratore vitaminico-minerale
0,5-1
0,5-1
Metionina
0,6
0,6
Coccidiostatico
fino a 0,013
fino a 0,013
Tratto dal sito http://www.assalzoo.it/assalzoo_ie.html
In Europa è aumentata la diffidenza nei confronti della zootecnia intensiva, penalizzata da gravi emergenze che hanno spesso interessato il settore avicolo: è quanto si è verificato con l’influenza aviare che ha decimato in Italia la popolazione di polli e tacchini o con i "polli alla diossina" in Belgio, quando si è ancora una volta dimostrato, come già avvenuto con la "mucca pazza", che fra lo sviluppo di gravi patologie veterinarie e l’alimentazione degli animali, esiste una relazione molto stretta.
È quindi determinante l’assunzione di responsabilità da parte del mondo zootecnico così come di quello mangimistico: il mercato dell’alimentazione animale in Italia è fortemente concentrato su un ristretto gruppo di aziende, molto integrate lungo la filiera agro-alimentare, cui fa da corollario un insieme di aziende medio-piccole e piccole che operano a vari livelli di specializzazione, dimensione e caratteristiche. Il Gruppo Veronesi è il perfetto esempio di integrazione, con circa l’85% di autoconsumo (secondo i dati del 1996 dell’Antitrust), fornendo alimenti per la propria enorme produzione avicola, cui corrisponde, pertanto, un’analoga elevata capacità di controllo sull’intero processo produttivo, dal mangime al confezionamento del prodotto finito.
Il settore avicolo è quello dove è bene concentrare gli sforzi per fare decollare una transizione rivolta all’eliminazione degli OGM dall’alimentazione animale: è infatti il maggiore ‘consumatore’ di mangimi (vedi tabella), la componente proteica rappresentata dalla soia è assolutamente consistente determinando pertanto enormi valori aggregati nei volumi di soia impiegati, i tempi brevi di produzione permettono di convertire rapidamente i cicli produttivi ‘ripulendoli’ dagli OGM.
TOTALE MANGIMI
COMPOSTI
ANNO 2000 (tonn.)
Per volatili
3.850.000
Per bovini
3.680.000
Per suini
TOTALE COMPLESSIVO*
2.480.000
11.150.000
Fonte: stime Assalzoo
* La quota parte mancante riguarda l’alimentazione di ovini e caprini, pesci e animali da compagnia quali cani e gatti.
Mangimi non-OGM: l’alternativa praticabile e praticata
Le alternative alla soia transgenica esistono: la soia convenzionale (non-OGM) è disponibile in quantità consistenti in Brasile; anche altri Paesi quali l'India e la Tailandia si stanno attrezzando per affrontare le esigenze dei mercati di importazione. Il Brasile esporta attualmente circa 12 milioni di tonnellate di semi di soia e più di 10 milioni di tonnellate di panelli di soia. L'India produce ogni anno più di 5 milioni di tonnellate di semi di soia ed esporta più di 2 milioni di tonnellate di panelli. Tali quantità permetterebbero di soddisfare il mercato italiano, anche nell'ipotesi in cui l'intera U.E. convertisse immediatamente la domanda verso materie prime non-OGM secondo sistemi rigorosamente controllati.
Le aziende che cercano forniture non-OGM di soia si affidano solitamente a sistemi di garanzia e di certificazione che permettono di controllare il percorso delle materie prime o di un prodotto finito, dalla loro origine lungo tutta la catena di trasformazione attraverso un sistema cosiddetto di "tracciabilità". Indipendentemente dalle problematiche generate dagli OGM, tali sistemi rappresentano la base fondamentale della sicurezza alimentare in termini più generali e alcune recenti crisi alimentari avrebbero potuto essere minimizzate o evitate tramite un buon sistema di tracciabilità, il cui costo appare di gran lunga inferiore alle perdite d'immagine della marca e/o al costo di massicci ritiri dei prodotti, senza voler considerare le implicazioni sulla salute.
Il Parlamento Europeo ha votato a luglio 2002 un Regolamento che introduce il principio della tracciabilità e dell'etichettatura dei mangimi che contengono OGM, ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri Agricoli lo scorso 29 novembre, togliendo qualsiasi alibi a quelle industrie, come AIA, che ancora si ostinano a non voler affrontare la questione. Anche la più indifferente delle aziende sarà dunque in condizione di conoscere la natura genetica delle materie prime utilizzate e non ci saranno più scuse se non verranno adottate precise iniziative per escludere gli OGM dal ciclo produttivo.
Greenpeace è da tempo in contatto con le principali compagnie di import/export di derrate agricole per promuovere sistemi e filiere non-OGM: le informazioni di cui Greenpeace dispone mostrano che il sovrapprezzo delle filiere certificate di soia non-OGM resta contenuto: a titolo di esempio, la soia non-OGM certificata con tracciabilità completa non costa che il 4.4% in più della soia non garantita(12) , una lievitazione che si trasferisce in forma impercettibile sul prezzo del prodotto finale che i consumatori devono sostenere e che in alcun modo potrà far lievitare l'onere della spesa per le famiglie o l'inflazione. I produttori zootecnici, AIA in primis, sanno meglio di Greenpeace che la soia non rappresenta che una frazione del costo totale dell'alimentazione animale, che a sua volta non rappresenta che una parte del prezzo del prodotto finito. I 38 milioni di Euro di utili del Gruppo Veronesi potranno assorbire senza alcun problema il lieve aumento del costo di produzione dovuto alla scelta non-OGM.
La fattibilità di questa scelta è dimostrata dallo stesso Gruppo Veronesi, proprietario del marchio AIA, che ha dedicato al non-OGM un impianto mangimistico (su otto) e intere forniture di pollame alimentato senza OGM destinate alla grande distribuzione organizzata, ma non vendute a marchio AIA.
Lo dimostrano in maniera significativa anche le molte aziende che hanno fatto scelte ancora più decise: l'indagine svolta da Greenpeace e pubblicata nella guida "Come difendersi dagli OGM" (disponibile all'URL www.greenpeace.it/ogm) ha reso noto che nel comparto del pollame sono molti i marchi per i quali è stato escluso l'utilizzo di OGM nell'alimentazione del bestiame; di seguito se ne riporta l'elenco aggiornato al 30 settembre 2002.
Almaverde Bio (Fileni)
Gralì (Solagrital)
Amadori: Campese, 10+
La Fattoria di Orogel
Arena Fresco Vegetale (Solagrital)
Molisoro (Solagrital)
Bontà Sicura (Agricola Bionature srl)
Naturama (Esselunga)
Carrefour Filiera Qualità
Naturicchi (Gruppo Sant’Angelo)
Mida (Solagrital)
Pianeta Verde Fileni
Coop
Viversano (Solagrital)
I consumatori hanno quindi notevoli possibilità di scelta, ma sarebbe opportuno che tutti i 20.55 kg pro capite all’anno di carne avicola consumati in Italia (dati 2001) (13) fossero garantiti da pollame nutrito senza OGM.
Greenpeace chiede pertanto ad AIA:
di rispondere alle crescenti richieste del pubblico volte ad ottenere garanzie che i prodotti AIA provengano solo da animali nutriti senza OGM;
di avviare un processo di trasformazione degli impianti mangimistici del Gruppo Veronesi, cui appartiene anche il marchio AIA, al fine di escludere il ricorso e la presenza di OGM.
Greenpeace domanda inoltre ai cittadini:
di esercitare il proprio potere economico rivolgendosi alle aziende del settore avicolo che hanno adottato sistemi di esclusione degli OGM dal processo produttivo;
di sollecitare AIA: chiamando il numero 045 8794111; inviando una lettera a AIA Spa Via S. Antonio 60 - 37036 S. Martino B.A. (VR), o via fax al numero 045 8920810 chiedendo di non usare OGM nelle proprie produzioni. Oppurehttp://act.greenpeace.it/aia, quasi 4000 persone lo hanno già fatto!
NON FARTI DARE DEL POLLO,
SE NON SAI COSA HA MANGIATO!!!
NOTE
1 - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento C3003 - Gruppo Veronesi/Gruppo Pavo, www.agcm.it2 - Ibid.3 - Agrisole 28/6-4/7/20024 - Ibid.5 - Ibid.6 - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento C3003 - Gruppo Veronesi/Gruppo Pavo, www.agcm.it7 - Agrisole 28/6-4/7/20028 - www.aia-spa.it9 - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento C5077 - Veronesi Finanziaria/Pietro Negroni, www.agcm.it10 - www.fieravicola.com/it/visitatori3.html11 - ISAAA, International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications: Rapporto 2001 sulla diffusione delle colture geneticamente modificate nel mondo 12 - Listino prezzi della Bunge UK Limited, 21 settembre 200113 - Unione Nazionale Avicoltori, rapporto annuale
